Vai al contenuto
Guia de Bonito

Bonito, Brasile: dove si trova, perché l'acqua è trasparente e come funziona il turismo

Storia di Bonito: dalle fazendas di bestiame all'ecoturismo

Bonito è stata terra di allevamento per un secolo prima di diventare una meta di ecoturismo. La svolta è arrivata negli anni '90 e ha creato un modello di turismo ancora in vigore.

Aggiornato il 24 settembre 2026 · Redazione di Guia de Bonito

Gruta do lago azul Bonito MS
Gruta do lago azul Bonito MS · Foto: Jonas Techy Potrich · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

La storia di Bonito, nel Mato Grosso do Sul brasiliano, ha due capitoli lunghi e uno breve. I due lunghi sono l’occupazione indigena e il secolo delle fazendas (grandi tenute) di allevamento; quello breve, e quello che interessa al viaggiatore, comincia alla fine degli anni ’80, quando la città scoprì che i suoi fiumi e le sue grotte valevano più come attrazione che come pascolo. Questo articolo segue quell’ordine, distinguendo ciò che è documentato da ciò che è tradizione locale. Il contesto attuale della città è in Bonito, presentazione.

Prima delle fazendas

La regione della Serra da Bodoquena era territorio di popoli indigeni prima dell’arrivo degli allevatori, e le popolazioni Terena e Kadiwéu vivono ancora oggi nel sud-ovest del Mato Grosso do Sul, in terre confinanti con il comune. La Grotta del Lago Azzurro, l’attrazione più famosa di Bonito, fu indicata ai non indigeni da un Terena negli anni ’20 del Novecento, secondo le fonti locali più citate.

La Guerra del Paraguay, tra il 1864 e il 1870, attraversò la regione. La Ritirata della Laguna, episodio in cui una colonna brasiliana ripiegò attraverso le terre dell’attuale sud del Mato Grosso do Sul, è ricordata nei nomi di comuni vicini, come Guia Lopes da Laguna. Dopo la guerra, il governo imperiale incoraggiò il popolamento della frontiera e le fazendas di bestiame si espansero.

Le fazendas e il villaggio

Secondo le fonti locali, il villaggio da cui nacque Bonito si formò attorno alla Fazenda Rincão Bonito, nella seconda metà dell’Ottocento, e ne ereditò il nome. Per decenni l’economia fu l’allevamento estensivo: bestiame lasciato libero in grandi proprietà, senza recinzioni, condotto dalle comitivas (carovane di mandriani) fino ai mercati. I fiumi trasparenti erano abbeveratoi per il bestiame e luoghi per il bagno della domenica, non mete turistiche.

All’inizio del Novecento l’area era un distretto di un comune vicino. L’autonomia arrivò nel 1948, con una legge statale, quando Bonito ebbe un municipio proprio. Nei decenni successivi la città crebbe lentamente, come gran parte dell’entroterra del Mato Grosso do Sul, con l’allevamento come base e l’agricoltura in secondo piano.

La Grotta del Lago Azzurro e la tutela del patrimonio

La Grotta del Lago Azzurro fu la prima attrazione di Bonito a ottenere un riconoscimento fuori dalla regione. Fu dichiarata patrimonio naturale dal governo federale negli anni ’70, prima che esistesse un turismo organizzato. Nel 1992 una spedizione franco-brasiliana si immerse nel lago della grotta e trovò fossili di animali dell’era glaciale, come il bradipo gigante e la tigre dai denti a sciabola, dando alla cavità rilevanza scientifica e visibilità sulla stampa.

La grotta contribuì a fissare l’idea che la regione avesse qualcosa di raro da mostrare. Ma fino ad allora il turismo era modesto: visitatori da Campo Grande e dalle città vicine, nei fine settimana e nei giorni festivi.

La svolta verso l’ecoturismo

Il cambiamento avvenne tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90. Si combinarono tre fattori:

  1. Servizi televisivi e riviste a diffusione nazionale mostrarono i fiumi d’acqua trasparente a un pubblico che non ne conosceva l’esistenza. L’immagine di galleggiare in un fiume con pesci visibili a metri di distanza divenne il marchio della destinazione.
  2. Le fazendas aprirono ai visitatori tratti di fiume, cascate e grotte, facendo pagare un ingresso. Molte delle attrazioni di oggi sono proprietà che continuano ad allevare bestiame nel resto del terreno. Questo ha dato al turismo di Bonito una caratteristica che dura ancora: le attrazioni sono private, con strutture proprie, e non parchi pubblici.
  3. La città si diede presto delle regole. Già negli anni ’90 enti pubblici, agenzie e attrazioni organizzarono il sistema in cui ogni escursione è venduta da un’agenzia autorizzata, con un limite di visitatori al giorno e guida obbligatoria. È il voucher unico, formalizzato in seguito da una legge comunale e in vigore ancora oggi.

Questo terzo punto è ciò che distingue Bonito da altre mete naturalistiche del Brasile. Limitando i visitatori prima che i numeri crescessero, la città ha evitato il ciclo di degrado visto altrove e ha trasformato la regolamentazione stessa in un argomento di vendita: fiumi che restano trasparenti perché ogni giorno ci entra poca gente.

Il consolidamento

Negli anni 2000 e 2010 Bonito ha consolidato la sua posizione. Nel 2000 è stato creato un parco nazionale nella Serra da Bodoquena, che protegge parte dell’altopiano che alimenta i fiumi (vedete Serra da Bodoquena). Un festival d’inverno, con musica e cultura, è entrato nel calendario alla fine degli anni ’90 e si ripete ogni anno. La città ha ricevuto più volte premi come miglior destinazione di ecoturismo del Brasile, assegnati da riviste di viaggio, e riconoscimenti internazionali per il turismo responsabile.

La rete di agenzie, pousadas e ristoranti è cresciuta, l’aeroporto regionale ha cominciato a ricevere voli di linea in alcuni periodi e il numero di visitatori all’anno ha superato di molto la popolazione. Allo stesso tempo, la struttura di base del modello (attrazioni private, agenzia obbligatoria, capacità di carico per attrazione) non è cambiata.

Cosa spiega questa storia

Per chi visita, la storia di Bonito risponde a domande pratiche:

  • Perché serve un’agenzia per tutto. Perché il sistema è stato creato così negli anni ’90 e la legge lo mantiene.
  • Perché le attrazioni si trovano nelle fazendas e hanno un ristorante proprio. Perché sono proprietà private che hanno aperto parte del terreno al turismo.
  • Perché le escursioni si esauriscono. Perché ognuna ha un limite giornaliero di visitatori fissato per preservare il fiume o la grotta.
  • Perché la città è piccola rispetto al numero di turisti. Perché è cresciuta come villaggio di fazendas e il turismo è arrivato dopo.

La mappa della regione e le direzioni delle escursioni sono in mappa di Bonito.

Domande frequenti

Quando Bonito è diventata comune?

Nel 1948, quando ottenne l'autonomia con una legge statale. Prima il territorio apparteneva ad altri comuni della regione ed era occupato soprattutto da fazendas (grandi tenute) di allevamento bovino.

Da dove viene il nome Bonito?

Secondo le fonti locali, dal nome di una delle fazendas da cui nacque il villaggio, il Rincão Bonito, sorta nella seconda metà dell'Ottocento. La città ha ereditato il nome della tenuta. In portoghese bonito significa bello.

Quando è iniziato il turismo a Bonito?

La Grotta del Lago Azzurro era già nota e tutelata come patrimonio da decenni, ma il turismo come attività economica è cresciuto dalla fine degli anni '80 e si è consolidato negli anni '90, grazie ai servizi della stampa nazionale, all'apertura di attrazioni nelle fazendas e alla creazione del sistema del voucher unico.

Che cos'è il voucher unico e da quando esiste?

È il sistema per cui ogni escursione a Bonito si prenota tramite un'agenzia autorizzata, con prezzo fisso e un limite di visitatori per attrazione. È nato negli anni '90 per controllare i flussi ed è stato poi formalizzato da una legge comunale.

Leggi anche